Un viaggio di oltre 180 km in 3 giorni dalla Val d'Orcia alla Tuscia

L'idea viene buttata lì quasi per caso in una serata tra amici: "Perché non facciamo un bel weekend insieme in bici sulla Via Francigena?"; a lanciarla naturalmente è un ciclista navigato e molto allenato per cui il dubbio iniziale è su quanti di noi siano fisicamente in grado di pedalare per almeno 50 km al giorno per completare l'impresa...

I meno atletici del gruppo buttano subito le mani avanti proponendo l'affitto di bici a pedalata assistita: un'ottima soluzione per garantire la fattibilità dell'impresa ma che crea subito i primi diverbi tra il gruppo degli "sportivi" (o aspiranti tali) e quello dei "sedentari". Alla fine ognuno decide autonomamente e quindi alla partenza ci ritroviamo con una "squadra" piuttosto eterogenea in cui figurano mountain bike "vecchia scuola" (come la mia, per di più rispolverata dal garage dopo circa 15 anni di fermo assoluto), altre nuove e professionali (affittate o prestate) ed anche un paio con pedalata assistita (naturalmente affittate per l'occasione).

Dopo un paio di uscite piuttosto brevi giusto per riprendere confidenza col mezzo, acquisto quindi il materiale necessario per l'impresa (borse varie da attaccare alla bici, caschetto e gli indispensabili calzoncini imbottiti) e faccio fare un check-up alla mia 2 ruote giusto per stare più tranquillo...

L'organizzazione del percorso, scelta che si rivelerà poi piuttosto azzardata, viene lasciata completamente in mano all'unico esperto ciclista del gruppo e vengono quindi decisi i punti di partenza e di ritorno: da Siena a Vulci passando per la Via Francigena e poi per il Sentiero diei Briganti! Peccato che, a pochi giorni dalla partenza, la nostra "meticolosa" organizzazione mostra già le sue falle: quello che avevamo dato per scontato essere un treno da Chiusi a Siena è in realtà un autobus che non accetta bici a bordo... dopo varie ipotesi sul da farsi, per rimediare all'imprevisto, alla fine decidiamo di partire da Chiusi per poi agganciarci al percorso originale risalendo verso Nord.

Giorno 1

La mattina della partenza ci ritroviamo quindi alle prime luci del giorno con le bici di fronte ad un bar per poi raggiungere tutti insieme la stazione e prendere il treno alla volta di Chiusi: incredibile ma vero, uno dei 7 partecipanti riesce a bucare una ruota nel breve tragitto dal bar alla stazione! Cominciamo bene!

Una parte del viaggio in treno è quindi dedicata al cambio gomma e, una volta scesi a Chiusi, cominciamo il nostro percorso: dopo alcune indecisioni sulla strada da prendere, imbocchiamo infine la via giusta per uscire dalla cittadina.

Naturalmente ci attende subito una salita impegnativa, per di più molto trafficata; una volta fuori dal centro abitato però le strade si fanno meno congestionate e, mentre pedaliamo verso Pienza, cominciamo a godere di un bel paesaggio sulle colline circostanti.

Dopo svariati km su asfalto e diverse salite "spacca gambe", cominciamo a cercare delle varianti sterrate alla via principale ma, dopo un paio di vani tentativi di ricerca di strade alternative, ci rassegniamo a continuare su asfalto...

Il sole è ormai alto nel cielo e si fa sentire: non lesiniamo le soste per ristorarci e riposarci ma, ciò nonostante, quando arriviamo ai piedi di Pienza uno di noi alza bandiera bianca! Dato che a mollare è proprio quello che si era opposto all'uso della bici con pedalata assistita, viene irrimediabilmente sbeffeggiato e subissato di insulti vari; per arrivare su in paese, dove è prevista la prima sosta pranzo, procediamo quindi con un cambio bici che gli permette, grazie alla batteria elettrica, di superare la salita finale.

Purtroppo però il problema non è risolto e anzi ne sorge un altro: da una parte appare evidente che non può continuare con una bici normale e inoltre, anche a causa dei quasi 40 km (!) percorsi in mattinata, comincia pure a sentirsi male... per un po' temiamo il peggio, ovvero che si veda costretto ad abbandonare l'impresa anzitempo, ma per fortuna ambedue le problematiche si risolvono: per la bici riesce a convincere un amico a raggiungerci in auto per consegnargliene una a pedalata assistita, per il malore invece un po' di riposo ed un po' di pasta in bianco riescono a rimetterlo velocemente in sesto per affrontare la seconda parte della giornata.

In virtù dell'imprevisto occorso ripartiamo da Pienza più tardi del previsto; da qui ci addentriamo però subito in aperta campagna ritrovandoci immersi in paesaggi da cartolina! Siamo ormai nel pieno della Val d'Orcia e le bici ci permettono di gustarne appieno il lato più selvaggio!

Dopo un paio di saliscendi veramente impegnativi (e altrettanti pit stop per stringere alcune viti della mia bici che per poco non si "smonta" in corsa) raggiungiamo un'ampia strada sterrata che, km dopo km, ci porta direttamente dentro il billissimo borgo di Bagno Vignoni! Qui, dopo le immancabili foto di rito, la compagnia decide di fare anche un bagno nelle piscine naturali sotto il paesino... io sono l'unico del gruppo cui non piace l'idea e quindi vengo lasciato a guardia delle bici mentre gli altri si concedono un'azzuffata nelle acque termali...

Quando ripartiamo da Bagno Vignoni è ormai sera: la nostra destinazione, dove ci attende una lauta cena e un meritato riposo, è Campiglia d'Orcia. Dopo un rapido studio del percorso decidiamo di evitare la salita verso Castiglion d'Orcia per un più tranquillo passaggio in pianura attraverso Gallina...

Peccato che, dopo diversi km in piano, quando arriviamo ai piedi di Campiglia d'Orcia, ci attende una lunga e massacrante salita fino all'hotel! Il gruppo si allunga e i più allenati, insieme ai fortunati possessori di bici elettriche, riescono a raggiungere la meta prima che faccia buio; io ed un altro mio amico invece arranchiamo ad una velocità sempre più lenta...

A poco serve l'avvistamento di un giovane daino in mezzo ad un uliveto: anche se l'immagine dell'animale che zampetta nell'erba alta mi emoziona e mi rinfranca, km dopo km ci ritroviamo, stremati e avviliti, a spingere a mano le nostre bici su una salita sempre pù impervia...

Quando sono ormai le nove di sera e comincia a far buio arriva però un inaspettato soccorso: in colpa per averci fatto percorrere oltre 70 km solo il primo giorno, il nostro amico che ha studiato il percorso blocca infatti un camioncino delle patatine San Carlo e lo prega di venirci a recuperare!

Il nostro ultimo km verso l'hotel lo percorriamo quindi a bordo di questo mezzo di fortuna che ci porta direttamente in albergo: una volta scesi ringraziamo a più riprese il nostro salvatore che, da buon samaritano, si rifiuta di accettare qualsiasi altro compenso...

Il nostro primo giorno si conclude quindi con una doccia ristoratrice ed un'abbondante cena; nei pochi minuti in cui attendo di cadere tra le braccia di Morfeo mi chiedo se l'indomani le mie gambe e il mio osso sacro, oggi duramente provati, mi concederanno di macinare altrettanti km...

Giorno 2

Apriamo la giornata con una fantastica e ricca colazione: affettati e uova ma anche pane tostato, marmellate e dolci!

Concludiamo con un buon caffè ed ecco che siamo tutti pronti a rimontare in sella alle nostre bici: per fortuna il contatto col sellino, dopo i 70 km del giorno prima, è meno traumatico del previsto e ci mettiamo subito in strada alla volta di Abbadia San Salvatore. Anche oggi ci attendono subito le salite che, piano piano, ci avvicinano alle pendici del Monte Amiata: il percorso è asfaltato ma immerso nel bosco e il panorama è veramente bello!

Poco prima di entrare ad Abbadia facciamo una deviazione su un percorso sterrato che si addentra nel bosco: la variante è molto suggestiva ma, naturalmente, dopo una lunga discesa tra gli alberi ci attende un'altrettanto lunga e faticosa ascesa verso il paese. Quando raggiungiamo la piazzetta di Abbadia San Salvatore siamo tutti piuttosto provati e quindi cogliamo l'occasione per una pausa caffè ai tavoli di un bar; prima di ripartire riempiamo le borracce alla fontanella vicina ed usciamo quindi dal paese percorrendo una lunga discesa, in parte sterrata, che si collega alla Via Cassia.

Da qui percorriamo dei lunghi rettilinei asfaltati che ci riportano nel Lazio; quando giunge l'ora del pranzo cerchiamo invano un posto dove ristorarci ma i (pochi) ristoranti lungo la via sono tutti chiusi... continuiamo quindi ad avanzare e alla fine, come un'oasi nel deserto, troviamo a sorpresa un piccolo chiosco lungo la strada dove ci rifocilliamo con dei panini e ci riposiamo un po'...

Quando è il momento di ripartire un inaspettato cambio delle condizioni meteo fa presagire il peggio: le nuvole si addensano e il vento si alza sferzando il piccolo ristoro. Per fortuna è solo un falso allarme e da lì a poco esce di nuovo il sole che ci accompagna fino ad Acquapendente. Dopo aver attraversato la piccola cittadina deviamo dalla provinciale su un percorso alternativo che passa nel bosco: la strada alternativa si rivela molto bella ma ancora una volta i problemi sono dietro l'angolo... una delle due bici elettriche è completamente scarica e così pure il suo pilota per cui ancora una volta rimescoliamo le bici per fare in modo di riuscire a percorrere gli ultimi km che ci separano da Latera.

Nonostante l'imprevisto stavolta riusciamo a raggiungere il b&b dove sosteremo per la notte ad un orario decente per cui, dopo la doccia, ci concediamo anche una passeggiata ed un aperitivo prima di cenare in un accogliente ristorante del posto.

Giorno 3

Terzo e ultimo giorno della nostra avventura ciclistica: dopo un'abbondante colazione ci mettiamo subito in marcia lungo il "Sentiero dei Briganti" che, dopo una bella salita, ci porta subito ad addentrarci in aperta campagna! Dopo aver incontrato diversi cartelli che indicano opportunamente il percorso, le indicazioni cominciano a farsi più rare e, in parte, fuorvianti tanto che, nel bel mezzo del bosco, dopo un cambio di percorso, ci dividiamo in due gruppi e, per una buona mezzora, fatichiamo a ritrovare un paio di nostri amici rimasti più indietro.

Ricompattato il gruppo scendiamo a valle fino a raggiungere lo stupendo Lago di Mezzano, un vero e proprio angolo di paradiso, dove ci concediamo una piccola pausa per ammirare questo specchio d'acqua immerso nella natura e fare qualche foto...

Dopo aver ripreso il cammino mi accorgo dell'ennesimo problema alla mia bici: non so bene in quale occasione sia capitato ma vedo che il mio pedale (di plastica) si è rotto e tende ad uscire dalla sua sede! Rimediamo alla bell'e meglio con un po' di nastro telato e riprendiamo il cammino con la speranza che la sistemazione di fortuna regga fino a fine giornata!

Proseguendo in aperta campagna ci ritroviamo su una discesa particolarmente impegnativa dove uno dei miei amici, camminando a cavalcioni della bici, si impunta in una buca e si esibisce in un rovinoso carpiato addosso ad un rovo! Per fortuna esce indenne dalla caduta ma con numerosi graffi sparsi un po' dappertutto... dopo la necessaria sosta per ripulirlo da tutte le spine continuiamo sul sentiero fino a raggiungere la Selva del Lamone.

Dato che è quasi ora di pranzo discutiamo sul luogo e il momento migliore per consumare i panini che ci sono stati preparati dal b&b in cui abbiamo soggiornato; alla fine, dato che adesso siamo in un bosco e abbiamo la fortuna di pedalare al riparo dal sole, decidiamo di attraversare tutta la selva e fermarci poco prima di uscirne definitivamente.

Attraversiamo quindi il bosco in fila indiana concedendoci giusto qualche piccola pausa per ricompattare il gruppo e, come da programmi, ci fermiamo a mangiare all'ombra di una grossa pianta posta proprio al limitare dello stesso.

Dopo aver consumato i nostri panini riempiamo le borracce alla fontanella vicino al nostro improvvisato luogo di ristoro e poi, consultando una mappa posta su un cartello turistico, decidiamo di raggiungere le Cascate del Salabrone che sono poco distanti da dove ci troviamo.

Mentre scendiamo con le bici verso la cascata siamo tutti un po' dubbiosi che la portata d'acqua in questa stagione sia tale da eguagliare la foto posta sul cartello informativo... quando però la raggiungiamo a piedi ci troviamo tutti a bocca aperta di fronte ad un così bello nonché inaspettato spettacolo della natura! Dopo una salto di almeno 6 metri l'acqua si rifrange su un piccolo laghetto di almeno 12 metri di circonferenza per poi proseguire placidamente a fondo valle... naturalmente, vista anche l'ora calda della giornata, in pochi minuti siamo tutti a fare il bagno per rinfrescarci e dare un po' di sollievo alle nostre gambe stanche!

Quando riprendiamo le bici siamo tutti ritemprati da questo bagno ristoratore e continuiamo quindi il viaggio verso il mare con maggior vigore; dopo aver lasciato di nuovo l'asfalto fatichiamo però a ritrovare il sentiero giusto e ci ritroviamo a dover affrontare un piccolo guado e, subito dopo, una salita camminando attraverso una Via Cava!

Qui, per un'incomprensione, ad un bivio ci dividiamo e proseguiamo quindi in due gruppi separati fino a raggiungere la successiva strada brecciata; complice il fatto che i cellulari prendono pochissimo, per riunirci impieghiamo una buona mezzora e, quando alla fine ci ritroviamo, nasce una piccola discussione: ci accusiamo a vicenda di aver commesso un errore nell'esserci separati dal gruppo ma, alla fine, ognuno rimane fermo sulla sua posizione...

I km successivi scorrono quindi piuttosto in silenzio ma, quando giunge il momento di separarci, abbandoniamo le reciproche tensioni e ci salutiamo calorosamente! Al bivio in cui sostiamo per studiare i rispettivi percorsi avvistiamo tra l'altro un piccolo cinghiale nel campo di fronte che sgambetta di qua e di là in cerca della sua via...

Da qui in avanti i due gruppi sarebbero destinati a prendere ciascuno la propria strada: uno verso Vulci e l'altro verso Tuscania; anche sul finire del percorso però le nostre capacità di orienteering si dimostrano piuttosto fallaci tant'è che, dopo neppure 1 km, ci ricongiungiamo nuovamente e percorriamo un altro pezzo di strada insieme fino all'incrocio successivo!

Stavolta però i saluti sono definitivi: mentre io e un mio amico ci dirigiamo verso Canino per poi proseguire verso Tuscania, il resto del gruppo prosegue invece in direzione Vulci per completare fino in fondo il Sentiero dei Briganti!

Quando ci inviano la foto della loro ultima tappa noi siamo ancora in viaggio verso la nostra meta attraversando sconosciuti paesini della Tuscia tra ripetuti saliscendi... quando infine raggiungiamo finalmente Tuscania per essere recuperati dall'auto di mia moglie, smontiamo le nostre bici per riporle nel bagagliaio e completiamo il nostro viaggio verso casa sulle 4 ruote...

Sulla via del ritorno raccontiamo a mia moglie gli episodi più divertenti della nostra piccola impresa e, adesso che è ormai giunta al termine, con i fantastici paesaggi da cartolina ancora bene impressi nella mente, già fantastichiamo sul percorso da fare alla prossima occasione!


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